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A distanza di un anno dallo scossone che ha minato immagine e credibilità del prestigioso marchio Samsung Electronics, oggi Lee Jae-yong, vicepresidente della compagnia, è stato definitivamente condannato a cinque anni di reclusione per corruzione, appropriazione indebita e falsa testimonianza.

Dopo i primi capi d’imputazione trapelati circa sette mesi fa, la Procura sudcoreana aveva chiesto una condanna a 12 anni di reclusione per degli investimenti finiti nei conti di Mir e K Sports, due fondazioni di dubbia provenienza.

Lo scandalo ha coinvolto anche altri quattro dirigenti della compagnia che, come sancito dalla Corte Distrettuale di Seoul, avrebbero offerto tangenti alla ex presidente sudcoreana Park Geun-hye e alla collega Choi Soon-sil. Arrestato nel mese di febbraio, Lee Jae-yong si è dunque dimostrato colpevole per aver versato ben 43,3 miliardi di won (equivalenti a 38,3 milioni di dollari) per il preciso scopo di ottenere favori politici da Park e Choi Soon, mosse che gli sarebbero poi servite per rafforzare il suo potere e la sua influenza all’interno nel contesto dirigenziale del gruppo.

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TIME

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